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Tree of Knowledge, No. 2 di Hilma af Klint

Tree of Knowledge, No. 2

Glenstone, Potomac

Tree of Knowledge, No. 2 appartiene a una serie numerata all’interno del progetto di pittura astratta d’ispirazione spirituale che Hilma af Klint portò avanti per decenni, sviluppando un linguaggio simbolico personale di colori e forme in centinaia di opere[1]. Af Klint assegnava significati fissi a determinati colori e fiori: il giallo rappresentava il maschile, il blu il femminile; tra i fiori, la rosa rappresentava il principio maschile e il giglio quello femminile[1]. Questo linguaggio cromatico doveva molto alle teorie del colore dei primi anni dell’Ottocento di Johann Wolfgang von Goethe, che proponevano legami tracciabili tra percezione visiva e risposta psicologica o emotiva; un’idea che influenzò anche Rudolf Steiner, il filosofo la cui antroposofia segnò gran parte del pensiero successivo di af Klint[1][2]. Af Klint praticava la scrittura automatica dal 1879 e le linee sinuose, simili a una scrittura, presenti in molti suoi dipinti derivano direttamente da quella precedente pratica di scrittura spiritica. Secondo uno studioso, era un modo per disimparare la formazione accademica e favorire una comunicazione spontanea e gestuale[1]. Lei descrisse il proprio metodo in modo diretto: i dipinti erano eseguiti senza disegno preparatorio, rapidamente e con sicurezza, senza modificare una sola pennellata una volta iniziato il lavoro[3].

Tree of Knowledge, No. 2 di Hilma af Klint, dettaglio
Dettaglio
Tree of Knowledge, No. 2 di Hilma af Klint, dettaglio
Dettaglio

Provenienza

Ora conservato a Glenstone, Potomac.

Un linguaggio privato del colore

Nei suoi dipinti astratti e spirituali, af Klint sviluppò un vocabolario simbolico coerente. Il giallo indicava il maschile e il blu il femminile; tra i fiori, la rosa rappresentava il principio maschile e il giglio quello femminile[1]. Nel primo dipinto della serie Ten Largest, per esempio, il centro di una forma simile a un uovo è contrassegnato da un simbolo giallo e uno blu; sopra, due grandi gruppi circolari intrecciano rose e gigli, combinando intenzionalmente entrambi i simboli nella stessa immagine[1]. Questa coppia riflette la visione che af Klint aveva del maschile e del femminile come forze vitali intrecciate, anziché come schieramenti opposti; una differenza netta rispetto agli artisti uomini contemporanei, che più spesso rappresentavano i sessi come avversari in conflitto[1].

Goethe, Steiner e una teoria condivisa del colore

Il simbolismo cromatico di af Klint si ispirava alle teorie del colore di inizio Ottocento di Johann Wolfgang von Goethe, secondo le quali la percezione visiva aveva risonanze psicologiche ed emotive riconoscibili[1]. Le idee di Goethe influenzarono anche Rudolf Steiner, filosofo e teorico dell’educazione il cui sistema antroposofico plasmò gran parte del successivo pensiero spirituale di af Klint[1][2]. Gli artisti attivi intorno alla svolta del Novecento ripresero la ricerca di un linguaggio del colore capace di ottenere un effetto psico-emotivo diretto senza affidarsi al contenuto narrativo; questa preoccupazione contribuì più in generale alla svolta verso l’astrazione che si verificò contemporaneamente in diversi paesi[1].

Radici nella scrittura automatica

Af Klint praticava la scrittura automatica, o spiritica, durante le sedute spiritiche dal 1879, molto prima di dedicarsi alla pittura astratta[1]. Le linee dinamiche e sinuose che si incurvano su molte sue tele derivano direttamente da quella pratica precedente e occupano uno spazio ambiguo tra scrittura e simbolo astratto. Secondo uno studioso, fu questa la via attraverso cui af Klint disimparò la formazione accademica formale, sostituendola con una comunicazione spontanea e gestuale che aggirava del tutto la composizione consapevole[1].

Domande comuni

  • Che cosa significano i colori nei dipinti di af Klint?

    Adottò un simbolismo privato coerente: il giallo per il maschile, il blu per il femminile, le rose per il principio maschile e i gigli per quello femminile[1].

  • Chi influenzò l’uso del colore di af Klint?

    La sua teoria del colore doveva molto agli scritti di inizio diciannovesimo secolo di Johann Wolfgang von Goethe sul colore e la percezione, un’influenza condivisa con il filosofo Rudolf Steiner, la cui antroposofia plasmò il suo pensiero successivo[1][2].

  • Da dove provengono le linee sinuose nei dipinti di af Klint?

    Derivano dalla scrittura automatica, o spiritica, che lei praticava nelle sedute medianiche dal 1879, molto prima di iniziare a dipingere in modo astratto[1].

  • Come descrisse af Klint il proprio processo di lavoro?

    Disse che realizzava i suoi dipinti senza disegno preparatorio e senza sapere in anticipo che cosa avrebbero rappresentato; lavorava con rapidità e sicurezza, senza modificare una sola pennellata dopo aver iniziato[3].

Fonti

Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.

  1. [1] libro Charlotte Ashby, Art nouveau _ art, architecture and design in transformation Utilizzata per: questa opera.
  2. [2] libro Susie Hodge, Artistic Circles Utilizzata per: questa opera.
  3. [3] libro Hodge, Susie, 1960- author, The short story of women artists : a pocket guide to movements, works, breakthroughs, & themes Utilizzata per: questa opera.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

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