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Second Version of Triptych 1944 di Francis Bacon

Second Version of Triptych 1944

Tate, London

Second Version of Triptych 1944 è la rielaborazione del 1988 che Francis Bacon fece del dipinto che gli diede fama: Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, esposto per la prima volta alla Lefevre Gallery nel 1945. I tre pannelli originali, dipinti a olio e pastello su faesite, raffiguravano creature in parte umane e in parte animali su un fondo arancione acceso: un’immagine selvaggia e lacerante che il critico Raymond Mortimer liquidò all’epoca come simbolo di indignazione anziché come opera d’arte[1]. Più di quarant’anni dopo, Bacon riprese la stessa composizione e la ridipinse in formato maggiore, a olio su tela. La rielaborazione rende più rigoroso ciò che nell’originale restava libero: lo sfondo rosso dei due pannelli esterni è ridotto a una stretta striscia centrale che racchiude la figura in mezzo; sul torso di quest’ultima è fissata una placca metallica con viti visibili, come per inchiodarla alla parete retrostante; le due figure esterne sono rese più simmetriche tra loro rispetto al 1944[2]. L’effetto concentra la violenza del dipinto sul pannello centrale, invece di distribuirla uniformemente sui tre. Bacon usò il trittico, formato storicamente legato alle pale d’altare, per presentare più immagini correlate affiancate senza imporre un ordine fisso o una storia che le collegasse. Come disse all’intervistatore David Sylvester, dipingere le figure su tre tele separate lo aiutava a evitare la narrazione[2]. Pur dichiarando di non avere fede religiosa, definì la Crocifissione una magnifica armatura a cui appendere sentimenti e sensazioni, un soggetto a cui tornò nel corso della carriera senza mai trattarlo come devozionale[3].

Second Version of Triptych 1944 di Francis Bacon, dettaglio
Dettaglio
Second Version of Triptych 1944 di Francis Bacon, dettaglio
Dettaglio

Provenienza

Conservato alla Tate di Londra, insieme alle altre opere dell’artista custodite lì. Anche l’originale del 1944, che questa tela riprende, fa parte della collezione Tate.

Che cosa cambiò tra il 1944 e il 1988

Le due versioni condividono la composizione, ma non l’atmosfera. Nell’originale del 1944, dipinto a olio e pastello su faesite e in formato più piccolo, il fondo arancione vivido attraversa tutti e tre i pannelli e offre alle figure contorte un campo cromatico comune e ineludibile. Nella versione rifatta del 1988, Bacon ridusse quell’arancione a una stretta striscia dietro la sola figura centrale, così i due pannelli esterni si trovano in un ambiente relativamente smorzato, mentre quello centrale resta intrappolato nella sua intensità originaria[2]. Aggiunse inoltre una placca metallica, fissata con due viti visibili, sul torso della figura centrale: un’aggiunta assente nella versione del 1944, che sembra un dispositivo per immobilizzare la creatura anziché un dettaglio naturalistico[2]. La figura a destra, leggermente asimmetrica rispetto alla controparte a sinistra nella versione del 1944, fu ridipinta per bilanciarla più da vicino, concentrando l’attenzione dello spettatore sul pannello centrale anziché distribuirla uniformemente su tutti e tre.

Un dipinto che diede fama, due volte

L’originale del 1944 fu la prima importante dichiarazione pubblica di Bacon. Tornato a Londra da un alloggio temporaneo durante la guerra vicino alla Bedales school, allestì uno studio in un appartamento appartenuto al pittore preraffaellita Millais e vi completò il trittico nel 1944[1]. Esporlo alla Lefevre Gallery l’anno seguente fu un rischio considerevole per un artista senza una vera reputazione pubblica, e la reazione fu nettamente divisa: il giudizio liquidatorio di Raymond Mortimer, che lo considerò un semplice tentativo di scandalizzare, si affiancò a un riconoscimento più lento del nuovo e radicale registro figurativo raggiunto da Bacon[1]. Dipingendo una seconda versione più grande oltre quattro decenni dopo, al culmine della fama, Bacon riformulò di fatto la propria dichiarazione fondativa, offrendo alla Tate due versioni dello stesso dipinto, separate da una vita di lavoro.

Un formato pensato per suscitare emozioni, non per raccontare una storia

Bacon utilizzò per tutta la carriera il trittico, formato storicamente da una pala d’altare in tre parti organizzata attorno a un’immagine centrale, sia per la Crocifissione sia per soggetti del tutto laici. Lo considerava un mezzo per moltiplicare un motivo su più tele da osservare insieme, anziché leggere in sequenza, e disse esplicitamente che la separazione fisica dei pannelli serviva a questo scopo: raccontò a David Sylvester che dipingere figure su tre tele diverse lo aiutava a evitare la narrazione[2]. Questo rifiuto del racconto spiega in parte perché la Crocifissione ricorra così spesso nelle sue opere, nonostante la sua irreligiosità. La descrisse come una magnifica struttura portante, una forma già pronta a cui appendere emozioni e sensazioni senza dover illustrare un episodio biblico[3].

Domande comuni

  • Qual è la differenza tra le due versioni di questo trittico?

    L’originale del 1944 è realizzato a olio e pastello su faesite, ha dimensioni minori e presenta un arancione vivido che attraversa tutti e tre i pannelli. La versione rifatta del 1988 è più grande, dipinta a olio su tela, con l’arancione ridotto a una sottile striscia dietro la figura centrale e una placca metallica aggiunta al busto di quella figura.

  • Bacon spiegò perché ridipinse il trittico del 1944 nel 1988?

    Qui non è documentato alcun motivo. I due dipinti mostrano chiaramente il risultato: una tela più grande che concentra la violenza della composizione sul pannello centrale, anziché distribuirla uniformemente come nell’originale più piccolo del 1944.

  • Perché Bacon torna continuamente alla Crocifissione pur non essendo religioso?

    Lo definì un’armatura magnifica, una struttura già pronta che poteva usare per presentare emozioni e sensazioni senza dover illustrare una storia biblica. Il formato del trittico, storicamente legato alle pale d’altare, gli permise di farlo ripetutamente nel corso della sua carriera.

  • Dove posso vedere questo dipinto?

    Sia questa versione del 1988 sia l’originale del 1944 che rielabora sono conservati alla Tate di Londra.

Fonti

Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.

  1. [1] libro Charlotte Mullins, A Little History of Art Utilizzata per: questa opera.
  2. [2] libro Unknown, The image in dispute: art and cinema in the age of photography Utilizzata per: questa opera.
  3. [3] libro Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Museum exhibition catalogue Utilizzata per: questa opera.
  4. [4] libro Solomon R. Guggenheim Museum, Francis Bacon (Solomon R. Guggenheim Museum exhibition catalogue) Utilizzata per: questa opera.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

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