
Camera di San Paolo
San Paolo, Parma
Prima di dipingere le due grandi cupole che lo resero famoso, quelle della cattedrale di Parma e della chiesa di San Giovanni Evangelista, Correggio mise a punto la tecnica illusionistica per i soffitti che avrebbe definito la sua carriera su una scala molto più piccola: una sala da pranzo privata nel convento di San Paolo, decorata per la badessa Giovanna da Piacenza. La volta si apre su un traliccio dipinto di rami frondosi, attraverso il quale si intravedono un cielo dipinto e una corona di putti, come se il soffitto della stanza fosse stato semplicemente rimosso. È uno schema domestico e giocoso, classico e mitologico nell’iconografia anziché religioso: una scelta insolita per una sala all’interno di un convento. La Camera di San Paolo è un affresco architettonico fisso, non un pannello trasportabile, e si trova ancora nell’edificio per il quale fu dipinta. In seguito Correggio applicò la stessa idea di base — dissolvere il soffitto in un cielo aperto — su una scala enormemente più ampia nelle cupole delle chiese di Parma. Qui la tecnica che gli storici dell’arte chiamano di sotto in su, vista dal basso verso l’alto, divenne il suo contributo distintivo alla storia della pittura dei soffitti[1][2]. È nella Camera di San Paolo che questa idea distintiva prese forma per la prima volta.
Provenienza
Decorazione ad affresco permanente all’interno dell’ex convento di San Paolo, Parma. Essendo un affresco architettonico e non un’opera portatile, non ha mai lasciato l’edificio e non ha una storia di acquisizione separata.
Il soffitto che si dissolve
L’idea centrale sviluppata da Correggio nelle sue commissioni a Parma, grandi e piccole, era far scomparire il soffitto. Invece di racchiudere una scena entro una cornice architettonica dipinta, come avevano fatto i decoratori di soffitti precedenti, Correggio eliminava del tutto la percezione di un limite superiore rigido, sostituendolo con quella che sembrava un’apertura sul cielo reale[1]. Andrea Mantegna aveva sperimentato un effetto affine decenni prima nella Camera degli Sposi a Mantova, dipingendo un oculus attraverso il quale putti e spettatori in scorcio sembrano guardare dall’alto verso la stanza sottostante. È documentato che Correggio studiò attentamente quel modello prima di sviluppare le proprie versioni, più ambiziose, della stessa illusione[2][1].
Da una stanza privata alle cupole pubbliche
Le dimensioni e l’ambientazione dei progetti di Correggio per le volte aumentarono considerevolmente dopo le prime opere per committenti privati. L’affresco con Christ e gli apostoli nella cupola di San Giovanni Evangelista, dipinto intorno al 1520-1522, dissolse un’intera cupola larga circa trenta per ventisette piedi e alta cento piedi dal pavimento: eliminò la consueta lanterna che avrebbe illuminato lo spazio e la sostituì con una gloria di luce dipinta al centro[1]. L’Assunzione della Vergine nella cupola del Duomo di Parma, completata alcuni anni dopo, spinse ancora oltre la stessa idea, riempiendo la cupola della cattedrale di figure slanciate e senza peso, che sembrano del tutto libere dalla gravità[3][4]. Entrambi i progetti si basano sulla stessa idea fondamentale del piccolo pergolato dipinto di San Paolo: far sembrare che l’architettura si apra direttamente sul divino, sia che questo assuma la forma mitologica di putti in un giardino, sia quella religiosa di Christ che ascende nella gloria.
Una carriera costruita a Parma
Correggio, il cui vero nome era Antonio Allegri, trascorse quasi tutta la vita lavorativa a Parma e dintorni, un centro artistico relativamente minore rispetto a Firenze, Roma o Venezia. Qui, tuttavia, poté conoscere, anche se indirettamente, le innovazioni di Leonardo, Michelangelo e Raphael, oltre a quelle dei coloristi veneziani della sua generazione[5]. Assimilò queste influenze senza copiarne direttamente nessuna e sviluppò una sua modellazione morbida e sfumata della luce. Gli ammiratori successivi lo considerarono uno dei pittori più progressisti del Rinascimento, nonostante il relativo isolamento geografico[4]. La sua tecnica illusionistica per le cupole non ebbe eredi immediati durante la sua vita e per decenni fu in gran parte messa in ombra dal Manierismo; intorno al 1600, tuttavia, cominciò a essere riconosciuta come antecedente diretto della decorazione barocca delle cupole e la reputazione di Correggio crebbe di conseguenza[5].
Domande comuni
Che cosa mostra la «Camera di San Paolo»?
Una volta dipinta che si apre su un graticcio illusorio di rami frondosi e cielo; putti sono visibili attraverso aperture ovali nel fogliame. Le immagini sono classiche e mitologiche, non religiose, una scelta insolita per una sala di convento.
Chi commissionò la Camera di San Paolo?
La badessa Giovanna da Piacenza, per la sua sala da pranzo privata nel convento di San Paolo a Parma.
La «Camera di San Paolo» è collegata agli altri celebri soffitti di Correggio?
Sì. È il suo primo esperimento con la tecnica illusionistica per i soffitti, che in seguito sviluppò su scala molto più ampia nelle cupole di San Giovanni Evangelista e del Duomo di Parma, entrambe nella stessa città[1].
La Camera di San Paolo può essere spostata o venduta?
No. È un affresco architettonico fisso, dipinto direttamente sulla volta della stanza, e si trova tuttora nell’edificio dell’ex convento a Parma.
Fonti
Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.
- [1] libro Meiss, Millard, The great age of fresco; discoveries, recoveries, and survivals Utilizzata per: questa opera.
- [2] libro Gardner, Helen, 1878-1946, Gardner's art through the ages Utilizzata per: questa opera.
- [3] libro Beckett, Wendy, The story of painting Utilizzata per: questa opera.
- [4] libro E. H. Gombrich, The Story of Art - 16th Edition Utilizzata per: questa opera.
- [5] libro Horst Woldemar Janson; Anthony F. Janson, A Basic History of Art Utilizzata per: questa opera.
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