
Danaë
Danaë raffigura la principessa argiva della mitologia greca nel momento in cui Zeus la raggiunge sotto forma di pioggia d’oro, l’unica cosa che la torre di bronzo del padre non poteva tenere fuori. Ovidio racconta la storia: un oracolo avvertì il re Acrisio che il figlio di sua figlia lo avrebbe ucciso, così egli rinchiuse Danaë; Zeus però riuscì a passare come luce e metallo e generò comunque Perseo con lei[1]. Nel sedicesimo secolo il soggetto acquisì una seconda lettura, più cupa: una parabola del potere dell’oro di corrompere persino una donna segregata dal mondo[1]. Annibale Carracci la dipinse in quel contesto e sulla scia dell’esempio di Titian, le cui diverse versioni dello stesso soggetto ne avevano già stabilito gli elementi: un nudo disteso, una serva che raccoglie le monete, l’ambigua mescolanza di visita divina e pagamento per il sesso[2]. Carracci giunse a Roma da Bologna, dove lui, suo fratello Agostino e suo cugino Ludovico avevano fondato un’accademia basata sul disegno dal vero e sul ritorno alla natura dopo il Manierismo[3]. A Roma quella formazione incontrò Correggio, Raphael e l’antichità, dando vita al classicismo vigoroso della sua volta Farnese. Un nudo mitologico come questo appartiene allo stesso clima di mecenatismo e decorazione ispirata ai miti che rese possibile la galleria Farnese, dipinta per sale private e non per chiese, dove i soggetti di Ovidio erano apprezzati tanto per l’arguzia quanto per il contenuto.


Provenienza
Per questo dipinto non sono documentati musei o collezioni.
La storia dipinta da Carracci
La storia di Danaë proviene dal racconto di Ovidio su Perseus. Un oracolo predisse al re Acrisius di Argos che un figlio nato da sua figlia lo avrebbe ucciso; così rinchiuse Danaë in una camera di bronzo, o secondo alcune versioni in una torre, per impedirle di incontrare un uomo[1]. Zeus la raggiunse comunque, apparendole sotto forma di una pioggia d’oro che le cadde in grembo; in seguito Danaë diede alla luce Perseus, l’eroe che avrebbe ucciso Medusa e infine, senza saperlo, suo nonno[1]. Il soggetto permetteva ai pittori di unire un nudo femminile, un momento di abbandono erotico e un alibi morale: dopotutto, la donna era stata visitata da un dio, non sedotta da un uomo. Gli autori romani conoscevano già l’utilità di questa giustificazione. Terence fa citare a un giovane il comportamento di Jupiter con Danaë per difendersi dall’accusa di stupro[1]. Questa doppia lettura, visita divina e pretesto disponibile, attraversa tutte le successive versioni dipinte del soggetto.
Le versioni di Titian e il peso dei precedenti
Quando Carracci dipinse la sua Danaë, Titian aveva già affrontato il soggetto in almeno cinque versioni fra gli anni 1540 e 1550, per committenti fra cui Cardinal Alessandro Farnese e King Philip II di Spagna[2]. Secondo uno storico dell’arte contemporanea, la Danaë di Titian destinata a Philip era il suo nudo più apertamente erotico: la figura accoglie l’abbraccio di Zeus senza alcun drappeggio a coprirla e fa dello spettatore un voyeur[4]. Titian variò i dettagli da una versione all’altra: a volte Cupido raccoglie l’oro che cade, altre volte lo fa una vecchia nutrice, la cui bruttezza contrasta con la bellezza di Danaë[2]. Carracci, che lavorava a Roma una generazione dopo ed era immerso nelle collezioni Farnese, dove si trovavano anche opere dello stesso Titian, ereditò questo repertorio visivo anziché inventarlo. La sua fama, tuttavia, si basava meno sulla mitologia erotica che sul programma ovidiano più pubblico e ambizioso realizzato per il soffitto Farnese.
Dall’Accademia di Bologna a Roma
Annibale nacque a Bologna nel 1560, figlio di un sarto, e si formò prima con il cugino Ludovico e poi nell’incisione con il fratello Agostino[3][5]. Nel 1582 i tre Carracci fondarono un’accademia a Bologna, talvolta chiamata Accademia degli Incamminati, incentrata sul disegno dal vero e sull’osservazione della scultura antica. Mirava a riportare la pittura italiana da quella che consideravano l’artificiosità del manierismo verso l’esempio di Raphael, Correggio, Titian e dei veneziani[5][6]. Annibale viaggiò a Parma, a Venezia insieme ad Agostino e probabilmente a Firenze, assimilando il morbido modellato di Correggio e il colorismo veneziano, prima di tornare a Bologna per contribuire alla gestione della bottega di famiglia[6][5]. Nel 1595 Cardinal Odoardo Farnese lo chiamò a Roma, dove il suo stile riformato si confrontò direttamente con le tradizioni classiche e antiche della città e diede origine ai dipinti su cui si sarebbe fondata la sua reputazione successiva.
Domande comuni
Qual è la storia di Danaë di Carracci?
Illustra il mito greco in cui King Acrisius rinchiuse la figlia Danaë dopo che un oracolo gli aveva predetto che suo nipote lo avrebbe ucciso. Zeus riuscì comunque a raggiungerla sotto forma di una pioggia d’oro; lei diede alla luce Perseus, l’eroe che in seguito avrebbe ucciso Medusa[1].
Dove si trova oggi la Danaë di Carracci?
Per questo dipinto non è documentato alcun museo o collezione che lo conservi.
Perché così tanti pittori del Rinascimento e del Barocco dipinsero Danaë?
Il soggetto permetteva di raffigurare un nudo femminile con una giustificazione mitologica. Offriva anche una lettura morale, diffusa fin dal Medioevo: l’oro poteva corrompere persino una donna custodita con castità. Così, accanto al tema erotico, i pittori trovavano un soggetto serio[1].
Per che cosa è noto soprattutto Annibale Carracci?
Sono disponibili stampe di Annibale Carracci. Vedi la collezione →
Fonti
Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.
- [1] libro Titian, Delphi Complete Works of Titian Utilizzata per: questa opera.
- [2] libro Frederick Ilchman with contributions by Linda Borean et al., Titian, Tintoretto, Veronese: rivals in Renaissance Venice Utilizzata per: questa opera.
- [3] libro Metropolitan Museum of Art (New York, N.Y.), The Age of Caravaggio Utilizzata per: questa opera.
- [4] libro Anna, Aristotle, Titian, and Tragic Painting Utilizzata per: questa opera.
- [5] libro Lilian H. Zirpolo, Historical Dictionary of Baroque Art and Architecture Utilizzata per: questa opera.
- [6] libro Elizabeth Gilmore Holt; Project Muse, A Documentary History of Art, Volume 2 _ Michelangelo and the Mannerists, The Baroque and the Eighteenth Century Utilizzata per: questa opera.
- [7] libro Meiss, Millard, The great age of fresco; discoveries, recoveries, and survivals Utilizzata per: questa opera.
- [8] libro Penelope J.E. Davies, Walter B. Denny, Frima Fox Hofrichter, Joseph Jacobs, Ann S. Roberts, David L. Simon, Janson's History of Art_ The Western Tradition (8th Edition) Utilizzata per: questa opera.
- [9] libro Victoria Charles, Baroque Art Utilizzata per: questa opera.
- [10] libro Peter Robb, M: The Man Who Became Caravaggio Utilizzata per: questa opera.
- [11] libro Laura Cumming, A Face to the World: On Self-Portraits Utilizzata per: questa opera.
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