Vai al contenuto Caricamento

Buy any 3 full-price artworks and save 15%

The Swimmer in the Econo-mist (painting 2) di James Rosenquist
The Swimmer in the Econo-mist (painting 1) di James Rosenquist
The Store di Claes Oldenburg
Twenty-six Gasoline Stations di Ed Ruscha
Stains: Gasoline (Mobil Ethyl) di Ed Ruscha
Roto Broil di Roy Lichtenstein
‘The Meeting’ or ‘Have a Nice Day, Mr Hockney’ di Peter Blake
Portrait of David Hockney in a Hollywood Spanish Interior di Peter Blake
Mickey Mouse I di Roy Lichtenstein
Sue di Robert Rauschenberg
Untitled [double Rauschenberg] di Robert Rauschenberg
Plug di Claes Oldenburg

pop art

28 artisti · 1955–1970

La Pop Art[4] emerse a metà degli anni 1950 come sfida diretta alla serietà dell’espressionismo astratto. In Gran Bretagna, membri dell’Independent Group iniziarono a comporre collage con pubblicità, fumetti e confezioni di prodotti di consumo. Verso la fine degli anni 1950, artisti statunitensi fecero lo stesso con maggiore audacia, prendendo immagini direttamente dagli scaffali dei supermercati e dai tabloid. Il movimento trattava la cultura di massa come materia prima, non come qualcosa che non meritasse attenzione in galleria. Le lattine di Campbell’s Soup serigrafate da Andy Warhol, i fumetti ingranditi di Roy Lichtenstein e le piscine assolate di David Hockney superarono in modi diversi la distanza tra immagini commerciali e arte pura. La Pop Art si chiedeva chi possedesse la cultura visiva e chi potesse incorniciarla. Prese in prestito gli strumenti della pubblicità (colore piatto, ripetizione, riproduzione meccanica) e li rivolse verso lo spettatore. Ne risultarono opere insieme familiari e spiazzanti, divertenti e critiche. Entro la fine degli anni 1960, la Pop aveva trasformato le aspettative del pubblico su come potesse apparire l’arte, da dove potesse provenire e a chi potesse rivolgersi.

Idee principali

  • The Swimmer in the Econo-mist (painting 2) — pop art

    Arte dal quotidiano

    Gli artisti pop rifiutarono l’idea che le belle arti dovessero attingere al mito, alla storia o all’emozione interiore. Guardarono invece verso l’esterno: ai cartelloni pubblicitari, alle etichette dei prodotti, alle fotografie promozionali di Hollywood e alle prime pagine dei giornali. Il quotidiano diventò monumentale. Una lattina di zuppa o una scatola Brillo, isolata e ingrandita, costringeva gli spettatori a riconsiderare oggetti che maneggiavano senza pensarci. Questa spinta livellatrice mise in discussione le gerarchie che avevano governato l’arte occidentale per secoli e aprì le porte della galleria a qualsiasi immagine, proveniente da qualsiasi fonte.

  • The Swimmer in the Econo-mist (painting 1) — pop art

    La riproduzione meccanica come metodo

    La serigrafia, i retini Ben-Day, lo stencil e il trasferimento fotografico sostituirono la pennellata pittorica. La Factory di Warhol funzionava come una piccola linea di produzione, sfornando multipli che confondevano il confine tra originale e copia. Lichtenstein dipingeva a mano puntini che imitavano la stampa economica dei quotidiani. Queste tecniche non erano semplici scelte stilistiche: erano argomentazioni. Se l’arte poteva essere riprodotta come la copertina di una rivista, allora il culto dell’oggetto unico poteva essere messo in discussione.

  • The Store — pop art

    Dialogo transatlantico

    La pop art si sviluppò lungo due percorsi paralleli. La pop britannica, guidata da Richard Hamilton, Eduardo Paolozzi e Peter Blake, nacque dall’austerità del dopoguerra e dal fascino esercitato, a distanza, dalla cultura consumistica americana. La pop americana, guidata da Warhol, Lichtenstein ed Ed Ruscha, emerse dall’interno di quella cultura e la trattò con un distacco più freddo. Il dialogo tra Londra e New York diede ampiezza al movimento, impedendogli di diventare uno stile nazionale unico.

  • Twenty-six Gasoline Stations — pop art

    Celebrità e ripetizione

    I ritratti di Marilyn Monroe di Warhol e le eroine dei fumetti di Lichtenstein trasformarono il volto umano in una merce. Ripetute, appiattite e ricolorate, queste immagini sottraevano individualità ai soggetti e al contempo li rendevano più iconici. Gli ossessivi motivi a pois e gli ambienti infiniti di Yayoi Kusama spinsero la ripetizione verso la dimensione psicologica, collegando le strategie visive della Pop Art a questioni di identità, ossessione e cancellazione del sé.

Origini

L’Independent Group e le origini britanniche

Nel 1952 un collettivo informale di artisti, architetti e scrittori iniziò a riunirsi all’Institute of Contemporary Arts di Londra. Eduardo Paolozzi proiettava collage ricavati da pubblicità di riviste americane. Richard Hamilton, Reyner Banham e Lawrence Alloway discutevano l’estetica della cultura di massa. L’Independent Group non pubblicò mai un manifesto, ma le sue conversazioni posero le basi intellettuali della Pop Art. Spesso si attribuisce ad Alloway l’invenzione del termine, benché in seguito affermasse di averlo usato per descrivere i prodotti dei mass media, non l’arte che li riprendeva. Nel 1956 la mostra This Is Tomorrow alla Whitechapel Gallery rese esplicito il legame tra cultura popolare e arte da galleria.

New York alla ribalta

Alla fine degli anni 1950, Jasper Johns e Robert Rauschenberg avevano già socchiuso la porta tra gli oggetti quotidiani e la pittura. Le bandiere e i bersagli di Johns, insieme ai combine di Rauschenberg, che incorporavano pneumatici, animali imbalsamati e ritagli di giornale, permisero a una generazione più giovane di spingersi oltre. Quando Andy Warhol espose trentadue dipinti Campbell’s Soup Can alla Ferus Gallery di Los Angeles nel 1962, la reazione della critica fu polarizzata, ma quella del pubblico fu immediata. Nel giro di pochi mesi, Lichtenstein, James Rosenquist, Tom Wesselmann e Claes Oldenburg esponevano opere ispirate a fumetti, cartelloni pubblicitari e prodotti domestici. New York sostituì Londra come centro di gravità del movimento.

La Pop Art incontra il museo

La mostra Six Painters and the Object del 1963 al Guggenheim, curata da Lawrence Alloway, collocò la pop art in una delle istituzioni più prestigiose del modernismo. L’anno successivo Rauschenberg vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, primo americano a riuscirci. Questi riconoscimenti istituzionali segnalarono che la pop art non era più una provocazione marginale. Collezionisti, mercanti e curatori abbracciarono il movimento con una rapidità mai sperimentata dalle avanguardie precedenti. La sua accessibilità, i colori vivaci e i soggetti riconoscibili fecero della pop art il primo movimento moderno capace di ottenere un autentico successo popolare al di fuori del mondo dell’arte.

Con le loro parole

“Una volta «capita» la Pop, non si poteva più guardare un’insegna allo stesso modo. E, una volta pensato in chiave Pop, non si poteva più vedere l’America allo stesso modo.”
Andy Warhol, POPism: The Warhol Sixties, 1980
“La Pop Art guarda verso il mondo. Non sembra il dipinto di qualcosa: sembra la cosa stessa.”
Roy Lichtenstein, Interview with John Coplans, 1963
“Penso ai miei quadri come a drammi; le forme nei quadri sono gli interpreti.”
Ed Ruscha, Artforum interview, 1965

Tutti gli artisti del movimento pop art

28 artisti.

Letture consigliate

  • POPism: The Warhol Sixties

    Andy Warhol and Pat Hackett · 1980

    Racconto in prima persona degli anni della Factory e dell’ambiente sociale che generò la Pop Art americana.

  • This Is Tomorrow: Pop Art in Britain

    This Is Tomorrow: Pop Art in Britain

    Chris Sheridan · 2011

    Segue il movimento dall’Independent Group fino a Peter Blake e David Hockney.

  • Lichtenstein: A Retrospective

    James Rondeau and Sheena Wagstaff · 2012

    Panoramica completa della carriera di Lichtenstein, con analisi dettagliate della tecnica e delle fonti.

Domande frequenti

  • Che cos’è la Pop Art?
    La Pop Art[4] fu un movimento degli anni 1950 e 1960 che attinse i propri soggetti ai beni di consumo prodotti in serie, alla pubblicità, ai fotogrammi cinematografici, ai fumetti e alle fotografie di celebrità. Si sviluppò parallelamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, rifiutando la serietà introspettiva dell’espressionismo astratto a favore di immagini impassibili e riprodotte meccanicamente. Richard Hamilton, Eduardo Paolozzi e l’Independent Group guidarono la corrente britannica; Warhol, Lichtenstein e Oldenburg quella americana.
  • Quando è iniziata la Pop Art?
    Il movimento britannico nacque nel 1952 dagli incontri dell'Independent Group all'Institute of Contemporary Arts di Londra, dove Eduardo Paolozzi proiettò i suoi collage Bunk! composti da pubblicità americane. Il collage di Richard Hamilton del 1956 Just What Is It That Makes Today's Homes So Different, So Appealing? è considerato convenzionalmente il punto di partenza. Il movimento americano emerse tra il 1961 e il 1962 con le Campbell's Soup Cans di Warhol e i dipinti a fumetti di Lichtenstein.
  • Chi sono gli artisti pop più famosi?
    Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist, Tom Wesselmann, Ed Ruscha e Robert Indiana dominano la scena americana, con Warhol al centro. L'Independent Group britannico riunì Eduardo Paolozzi, Richard Hamilton, Peter Blake e Allen Jones[10]; David Hockney seguì un percorso più figurativo ai margini del gruppo. Yayoi Kusama e Marisol Escobar contribuirono con voci internazionali distinte allo stesso ampio ambito.
  • Quali sono le caratteristiche dello stile Pop Art?
    La pop art usava colori piatti, contorni grafici netti e tecniche di stampa commerciale, come la serigrafia, i puntini Ben-Day e la riproduzione fotomeccanica, per raffigurare immagini della vita quotidiana dei consumi. Rifiutava la pennellata autoriale e irripetibile dell'espressionismo astratto a favore di superfici impersonali dall'aspetto industriale. Lo studio Factory di Warhol, con i suoi assistenti, portò questa logica alle estreme conseguenze, trattando la pittura come una catena di montaggio.
  • Qual è la differenza tra la Pop Art britannica e quella americana?
    La Pop Art[4] britannica (c. 1952–1965[4]) nacque dall’austerità del dopoguerra e trattò la cultura consumistica americana come qualcosa di esotico e seducente, osservato dall’esterno. Il collage di Hamilton del 1956 aveva uno spirito analitico e satirico. La Pop Art americana (c. 1961–1970) operava dall’interno della stessa cultura dei consumi, dando per scontate le sue immagini e creando tele più grandi e distaccate, che trasformavano le zuppe Campbell’s, Marilyn Monroe e le scatole Brillo in icone moderniste.
  • Perché la pop art suscitò polemiche?
    I critici che avevano sostenuto l’espressionismo astratto attaccarono la Pop Art[4], definendola superficiale, commerciale e anti-artistica. Clement Greenberg, principale critico della pittura americana del dopoguerra, la giudicò una regressione estetica. L’uso di immagini riprodotte in serie, l’apparente celebrazione della cultura dei consumi e il rifiuto dell’opera unica e artigianale misero in discussione le idee sullo scopo della pittura, consolidate fin da Manet negli anni 1860.
  • Dove si possono vedere le opere migliori della Pop Art?
    Il Museum of Modern Art di New York e il Whitney Museum of American Art custodiscono le più ricche collezioni americane di Pop Art[4], tra cui Gold Marilyn Monroe di Warhol e Girl with Ball di Lichtenstein. L’Andy Warhol Museum di Pittsburgh conserva 12,000 opere di Warhol. La Tate Modern di Londra ospita materiali dell’Independent Group e i collage più importanti di Hamilton. Il Ludwig Museum di Colonia possiede la più ricca collezione europea.

Fonti

I contenuti su pop art si basano sui seguenti studi pubblicati.

  1. [1] libro Andy Warhol and Pat Hackett, POPism: The Warhol Sixties, 1980 Utilizzata per: biografia, influenze, opinioni politiche, analisi stilistica.
  2. [2] libro Chris Sheridan, This Is Tomorrow: Pop Art in Britain, 2011 Utilizzata per: biografia, storia espositiva, analisi stilistica.
  3. [3] libro James Rondeau and Sheena Wagstaff, Lichtenstein: A Retrospective, 2012 Utilizzata per: analisi stilistica, tecnica.
  4. [4] Wikipedia Wikipedia: Pop Art Utilizzata per: biografia.
  5. [5] libro Carol Strickland and John Boswell, The Annotated Mona Lisa Utilizzata per: biografia.
  6. [6] libro Carol Strickland and John Boswell, The Annotated Mona Lisa Utilizzata per: biografia.
  7. [7] libro Carol Strickland and John Boswell, The Annotated Mona Lisa Utilizzata per: biografia.
  8. [8] libro Beckett, Wendy, The story of painting Utilizzata per: biografia.
  9. [9] Wikipedia Wikipedia: Allan D'Arcangelo Utilizzata per: biografia.
  10. [10] Wikipedia Wikipedia: Allen Jones Utilizzata per: biografia.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

Vedi dal vivo l'arte del movimento pop art.

Organizza la tua visita per vedere l'arte del movimento pop art →

Porta a casa il movimento pop art.

Vedi tutte le stampe del movimento pop art →
Torna a Scopri
Il tuo carrello
Rated 4.6 on Judge.me
Il tuo carrello è vuoto
Hai un account? Accedi per un pagamento più veloce.
Continua lo shopping Continua lo shopping
Totale carrello £0.00 GBP
Immagine del prodotto Informazioni sul prodotto Quantità Totale prodotto