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Spider di Louise Bourgeois

Spider

National Gallery of Art, Washington D.C.

Spider è una scultura di Louise Bourgeois e fa parte di una serie iniziata quando l’artista aveva superato gli ottant’anni, in cui l’aracnide diventa un ritratto della madre. Bourgeois disse chiaramente che il ragno è un omaggio a sua madre, la sua migliore amica e, come un ragno, una tessitrice[1]. La sua famiglia gestiva un’attività di restauro di arazzi antichi, con laboratorio e galleria a Parigi, e sua madre ne era responsabile[1]. Fin da bambina, Bourgeois aiutò a lavare e rammendare gli arazzi danneggiati e a progettare sostituzioni per le parti mancanti; questo lavoro le diede una destrezza tecnica con i coloranti e i tessuti che portò nella sua arte successiva[2]. La sua prima immagine di un ragno fu un piccolo disegno a carboncino e inchiostro realizzato nel 1947, decenni prima delle sculture che resero noto il motivo; sua madre era morta nel 1932, quando Bourgeois aveva ventun anni[1]. Questa perdita, aggravata dalla scoperta che suo padre aveva avuto una relazione con la sua governante convivente per quasi dieci anni, plasmò gran parte della sua opera successiva[3][1]. Bourgeois sottolineò le qualità positive e protettive che associava ai ragni, paragonando l’ingegno e l’utilità della madre a quelli di un ragno che divora insetti portatori di malattie. Riconosceva però anche la più comune lettura minacciosa della creatura, e nelle sue sculture convivono entrambe: una struttura scura e imponente, con zampe dalla punta aguzza, accanto a una tenera metafora materna[1].

Spider di Louise Bourgeois, dettaglio
Dettaglio
Spider di Louise Bourgeois, dettaglio
Dettaglio

Provenienza

Conservata alla National Gallery of Art di Washington, D.C. Bourgeois realizzò diverse sculture di ragni negli anni 1990 e 2000, oltre alla monumentale Maman in bronzo e acciaio, oggi collocata in varie sedi internazionali, tra cui Tate.

Un’infanzia trascorsa in una bottega di arazzi

Bourgeois crebbe a Parigi, in un appartamento sopra una galleria dove i genitori restauravano e vendevano arazzi antichi. Nei fine settimana la famiglia lavorava nello stesso settore in una villa e bottega di campagna[2]. Fin da piccola disegnava le parti mancanti o consumate degli arazzi danneggiati e aiutava la madre a lavarli e rammendarli; le era molto legata[2]. Questo rapporto è al centro delle sue riflessioni sul motivo del ragno, formulate decenni dopo: sua madre dirigeva la bottega ed era ingegnosa e piena di risorse, qualità che Bourgeois associava ai ragni. Come disse lei stessa, erano migliori amiche[1]. Le competenze tecniche nella tintura e nella lavorazione dei tessuti apprese da bambina in quella bottega confluirono in seguito direttamente nella sua attività di scultrice[1].

Un tradimento durato dieci anni tra le mura domestiche

La tensione familiare che attraversa l’opera di Bourgeois deriva da un tradimento preciso e protratto nel tempo: suo padre ebbe una relazione con la tutrice convivente della famiglia, che fu anche la sua amante per quasi un decennio, vivendo con loro[3][1]. Nel frattempo, la madre di Bourgeois si ammalò gravemente, ma scelse di nasconderlo al marito; Bourgeois si ritrovò ad assisterla durante la malattia[3]. Bourgeois descrisse la madre come gentile e paziente, contrapposta a un padre prepotente e donnaiolo, per lo più impossibile da accontentare[4]. Sono queste circostanze precise e ben definite, non un’infanzia genericamente infelice, a cui Bourgeois tornò per decenni nel suo lavoro, comprese le successive installazioni Cell, che disse affrontare direttamente i sentimenti di abbandono, tradimento, impotenza e perdita radicati in quel periodo[3].

Il riconoscimento tardivo dopo decenni ai margini

Per gran parte della carriera Bourgeois rimase poco conosciuta al di fuori di una ristretta cerchia di colleghi ammiratori. La retrospettiva del 1982 al Museum of Modern Art di New York, quando aveva circa settant’anni, segnò la svolta che le diede maggiore visibilità[4]. All’epoca, il critico Robert Hughes osservò che probabilmente era l’artista meno conosciuta ad aver mai avuto una retrospettiva al MoMA e descrisse la sua reputazione precedente come modesta rispetto a quella di contemporanee come Louise Nevelson[5]. Due sviluppi cambiarono la situazione: venne meno l’idea che l’astrazione fosse l’unica strada seria per l’arte, aprendo spazio alla sua scultura tardo-surrealista e idiosincratica; inoltre, si affermò la critica d’arte femminista, che riconobbe nelle sue opere un’esplorazione costante e incarnata dell’esperienza femminile[5]. Bourgeois continuò a produrre opere importanti fino ai novant’anni, comprese le sculture di ragni che iniziò soltanto quando aveva già superato gli ottant’anni[1].

Domande comuni

  • Perché Louise Bourgeois realizzò sculture di ragni?

    Disse che il ragno era un’ode a sua madre, che dirigeva il laboratorio di restauro di arazzi della famiglia e che Bourgeois paragonava a un ragno: un’abile tessitrice protettiva[1]. Sua madre morì nel 1932, quando Bourgeois aveva ventun anni, e il motivo esprime quel dolore insieme alla sua ammirazione.

  • Quando iniziò Louise Bourgeois a realizzare sculture di ragni?

    La sua prima immagine di un ragno fu un piccolo disegno a carboncino e inchiostro del 1947, ma iniziò a realizzare le sculture che resero celebre questo motivo solo quando aveva superato gli ottant’anni[1]. La monumentale Maman risale al 1999.

  • Che cosa significa il ragno nell’opera di Louise Bourgeois?

    Soprattutto sua madre: intelligente, laboriosa, protettiva e tessitrice nella vita reale, dirigeva un laboratorio di arazzi[1]. Bourgeois riconosceva anche le più comuni associazioni minacciose legate ai ragni e lasciava che le sue sculture mantenessero insieme entrambe le interpretazioni, in strutture tenere e imponenti, protettive e inquietanti[1].

  • Perché l’opera di Louise Bourgeois era così autobiografica?

    Tornava ripetutamente su specifici eventi dell’infanzia: la relazione decennale del padre con la sua istitutrice convivente, la malattia tenuta nascosta della madre e il dolore per la sua morte prematura[3][1]. Bourgeois descriveva il dolore come il proprio campo d’attività e considerava la sua arte un modo per dare forma a quella storia[8].

Fonti

Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.

  1. [1] libro Susie Hodge, The Short Story of Women Artists Utilizzata per: questa opera.
  2. [2] libro Susie Hodge, Artistic Circles Utilizzata per: questa opera.
  3. [3] libro Susie Hodge, ArtQuake: The Most Disruptive Works in Modern Art Utilizzata per: questa opera.
  4. [4] libro Jed Perl, Art in America 1945-1970 Utilizzata per: questa opera.
  5. [5] libro Robert Hughes, Nothing If Not Critical Utilizzata per: questa opera.
  6. [6] libro Katy Hessel, The Story Of Art Without Men Utilizzata per: questa opera.
  7. [7] libro Nancy Spector, Louise Bourgeois: Locus of Memory (Guggenheim exhibition catalogue) Utilizzata per: questa opera.
  8. [8] libro Louise Bourgeois, Louise Bourgeois: On Cells (Carnegie International catalogue) Utilizzata per: questa opera.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

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