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Due figure condividono un tratto di riva, ma seguono direzioni diverse con lo sguardo. Echo osserva Narcissus. Lui si china sull’acqua, assorto nel volto riflesso sotto di sé. Segui i loro sguardi prima di cercare di seguire la storia.
John William Waterhouse dipinse Echo and Narcissus nel 1903. La Walker Art Gallery acquistò l’opera all’esposizione autunnale di Liverpool di quell’anno e registra una tela di 109 per 189 centimetri.[1] Il formato ampio lascia spazio a ciascuna figura mantenendole all’interno di un unico paesaggio.
Uno sguardo che non trova risposta
Echo está sentada erguida junto a un árbol a la izquierda. El drapeado rosa le cae alrededor del cuerpo y apoya una mano en el tronco. Vuelve el rostro hacia Narcissus, al otro lado de la orilla. Él yace casi en horizontal, con una tela roja detrás de los hombros y la cabeza inclinada sobre la poza.
Segui quel movimento da sinistra a destra e poi verso il basso. Lo sguardo di Echo raggiunge un’altra persona; quello di Narcissus torna a sé attraverso l’acqua. Il riflesso della sua testa chiude un piccolo circuito che lascia lei al di fuori. Lo spazio tra i loro corpi diventa parte dell’incontro.
Che cosa accade in Ovidio
Nel libro III delle Metamorfosi, Echo può ripetere le parole che sente, ma non iniziare una conversazione. Segue Narcissus, usa le sue chiamate per rispondergli e cerca di abbracciarlo. Lui la respinge. Il suo corpo si consuma finché non restano che la voce e le ossa.[2]
In seguito Narcissus raggiunge uno stagno indisturbato e scambia il proprio riflesso per qualcuno di cui potrebbe innamorarsi. Riconoscerlo non gli offre scampo: capisce che l’immagine è la sua, eppure non riesce ad allontanarsi. Echo risponde alle sue ultime grida e, dove si trovava il suo corpo, viene trovato un fiore.[2] Il poema ordina questi eventi; il dipinto riunisce le figure.
Più di un momento
James Atherton Williams sostiene che Waterhouse condensi in un’unica immagine la sequenza narrata da Ovid. Narcissus contempla già il proprio riflesso, mentre Echo ha ancora un corpo consistente. I fiori compaiono accanto a loro prima della morte da cui, nel poema, nasce il fiore. Secondo Williams, il dipinto accosta due forme di amore irraggiungibile.[3]
Guarda di nuovo la riva. A destra si alzano fiori pallidi, vicino a Narcissus, mentre fiori gialli crescono più vicino a Echo. La loro presenza arricchisce il primo piano, ma l’attenzione contrapposta delle figure resta il legame più forte. La scena diventa più facile da leggere quando si smette di cercare un singolo episodio collocabile in un momento preciso.
Dipingere una voce
Un dipinto può mostrare un corpo e un riflesso in modo più diretto di una voce. Troy Thomas affronta il problema nell’Echo and Narcissus distinto di Poussin: la conoscenza di Ovid da parte dello spettatore fornisce le parole che la pittura non può rendere udibili. Esamina inoltre il rapporto tra la voce limitata di Echo e il silenziamento delle donne.[5]
Echo di Waterhouse offre una presenza visibile diversa. Occupa il primo piano, luminosa contro l’albero in ombra, ma la sua bocca non partecipa a uno scambio evidente. Confronta il suo corpo eretto con lo slancio verso il basso di Narcissus. Qui, la difficoltà di parlare descritta nella poesia diventa la difficoltà di attirare l’attenzione di un’altra persona.
Oltre l’ammonimento contro la vanità
Il saggio di Holly James Johnston per la National Gallery esplora la risonanza del mito per gli artisti e i lettori queer. Prima di riconoscersi, Narcissus crede di desiderare un altro uomo; la natura impossibile di quel desiderio ha ispirato interpretazioni che vanno oltre una semplice lezione contro la vanità.[4]
Questa storia più ampia non deve per forza determinare ciò che Waterhouse intendeva. Offre un altro modo di guardare la bellezza e la frustrazione del dipinto. Torna al riflesso e poi al volto di Echo. Entrambe le figure sembrano vicine a ciò che desiderano, ma nessuna riceve uno sguardo in risposta.
Domande comuni
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Chi dipinse Echo and Narcissus?
John William Waterhouse, nel 1903.[1]
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Dove è conservato il dipinto?
Walker Art Gallery, National Museums Liverpool, numero di acquisizione WAG 2967.[1]
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Quale storia raffigura il dipinto?
Echo e Narcissus compaiono nel Libro III delle Metamorfosi di Ovidio. Echo ama Narcissus, che rimane assorto nel proprio riflesso.[2]
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Il dipinto rappresenta un momento preciso del poema?
Williams sostiene che Waterhouse accosti momenti diversi, mostrando Echo in forma corporea accanto a Narcissus e al suo riflesso.[3]
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