
Annelies, White Tulips and Anemones
Honolulu Museum of Art, Honolulu
«Annelies, White Tulips and Anemones» unisce una figura ritrattistica a una natura morta di fiori recisi, un accostamento a cui Henri Matisse tornò spesso negli anni in cui lavorò a Nizza[1]. Dal 1916 Nizza divenne sempre più la sua principale base di lavoro, e molte opere di quel periodo mostrano studi improvvisati in camere d’albergo e appartamenti temporanei, popolati da modelle e circondati da stoffe a motivi, paraventi e fiori recisi[1]. Matisse descrisse senza mezzi termini il proprio procedimento: decine di disegni preparatori, a volte — secondo il suo stesso racconto — fino a cinquanta per un singolo ritratto, prima di giudicare la composizione pronta per essere dipinta[2]. In un’intervista del 1919 definì gli anni di Nizza una ricerca deliberata di quella che chiamava una nuova sintesi, un passaggio tra l’osservazione diretta dell’impressionismo e la linea e il colore concentrati e semplificati sviluppati in precedenza[2]. Le reazioni dei contemporanei a questi dipinti furono nettamente divise. Lo scrittore Jean Cocteau accusò Matisse di aver abbandonato l’audacia delle opere precedenti alla guerra e si chiese che cosa avesse trasformato «il fauve baciato dal sole» in «un gattino di Bonnard»[3]. Altri considerarono gli interni intimi e le nature morte floreali degli anni nizzardi il maturo e disciplinato compimento di tutto ciò che Matisse aveva appreso[3].
Provenienza
Oggi conservato all’Honolulu Museum of Art.
Fiori e modella, un abbinamento ricorrente
Dal 1916 Nizza divenne sempre più centrale nella vita lavorativa di Matisse, e i dipinti che realizzò lì sono dominati da un tema ricorrente: l’interno, spesso con una figura femminile, singola o in piccoli gruppi, tra tessuti decorati, paraventi e fiori recisi[1]. In questo periodo compaiono anche nature morte e paesaggi dai toni smorzati, ma è l’unione di figura e ornamento, elaborata e rielaborata in decine di tele di piccolo formato, a definire l’epoca[1]. Robert Hughes citò il dipinto di Matisse del 1924 Anemones in an Earthenware Vase come esempio delle possibilità raggiunte da questa tarda sensibilità cromatica. Descrisse la composizione come limpida quanto un teorema nella struttura, costruita con rosa, carminio, cromo e lilla, tenuti insieme da un’armonia che rendeva del tutto naturale una tavolozza altrimenti disorientante[3].
Cinquanta disegni per una sola testa
Matisse contestò direttamente l’idea che i dipinti del periodo di Nizza apparissero improvvisati o eseguiti in fretta. In uno scambio documentato, quando un intervistatore scettico suggerì che il suo lavoro sembrasse affrettato, Matisse produsse cinquanta disegni preparatori per un singolo ritratto per dimostrare il contrario, insieme a studi separati sul movimento e sulla composizione[2]. L’apparente facilità dei dipinti finiti, con i contorni liberi e le morbide armonie cromatiche, poggiava su un metodo di lavoro basato su osservazione prolungata e ripetuta, non sulla spontaneità.
Una nuova sintesi
In un’intervista del 1919 con il critico danese Ragnar Hoppe, Matisse descrisse il proprio lavoro di allora come una ricerca deliberata, non come una ritirata. Disse di aver lavorato dapprima come impressionista, direttamente dal vero, e di aver poi cercato concentrazione e un’espressione più intensa attraverso la linea e il colore, sacrificando profondità e dettagli; ora voleva combinare i due approcci in quella che chiamava una nuova sintesi[2]. Presentò il passaggio a tonalità smorzate e neutre in alcune opere come una sorta di igiene: una disciplina deliberata per mantenere freschi l’occhio e l’istinto, anziché scivolare nel manierismo[2].
Domande comuni
Chi è Annelies, la modella nominata nel titolo?
Durante gli anni di Matisse a Nizza posò per lui una serie di modelle note per nome, tra cui Antoinette Arnoux e, più tardi, Henriette Darricarère, ma nulla collega nessuna delle due, né altre modelle specifiche, a questo dipinto.
A quale periodo della carriera di Matisse appartiene questo dipinto?
Appartiene al periodo di Nizza di Matisse, iniziato intorno al 1916 e proseguito per tutti gli anni 1920 e fino ai primi anni 1930, quando lavorava soprattutto in camere d’albergo e studi temporanei sulla Côte d’Azur, combinando modelli, interni, tessuti decorati e fiori[1].
Perché Matisse unisce un ritratto a una natura morta di fiori?
L’accostamento di una figura femminile a fiori recisi e a un ambiente decorato era uno dei motivi ricorrenti degli anni trascorsi a Nice, presente in numerosi dipinti di quel periodo e non esclusivo di quest’opera[1].
Come reagirono i critici contemporanei alle opere del periodo nizzardo di Matisse?
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Fonti
Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.
- [1] libro Henri Matisse (Jack D. Flam), Henri Matisse Utilizzata per: questa opera.
- [2] libro Bock Weiss, Catherine C.(Author), Artist Resource Manuals : Henri Matisse : A Guide to Research Utilizzata per: questa opera.
- [3] libro Robert Hughes, Nothing If Not Critical Utilizzata per: questa opera.
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