
Portrait of Elisabeth Lederer
Portrait of Elisabeth Lederer, dipinto da Gustav Klimt fra il 1914 e il 1916, mostra Elisabeth come una figura eterea e fragile dai grandi occhi scuri, circondata da potenti draghi cinesi che richiamano una statua nell’atrio della casa di campagna dei suoi genitori[1]. Elisabeth era figlia di Serena e August Lederer, produttore di distillati; Serena fu una delle più importanti mecenati private di Klimt, tanto vicina all’artista che nel 1899 lui le aveva dipinto un ritratto e si era poi fermato a darle lezioni di disegno[1]. Secondo quanto raccontò in seguito Elisabeth, Klimt lavorò al suo ritratto per tre anni, in un processo che lei ricordava come segnato da veri contrasti: lui gettava ripetutamente la matita, dicendo a sua madre che avrebbe disegnato la sua ragazza come voleva e che la questione finiva lì; più di una volta avvertì inoltre che un pittore non dovrebbe mai accettare come modella una persona a lui troppo vicina[1]. Nonostante gli attriti, Elisabeth descrisse quelle sedute come alcune delle ore più belle e istruttive della sua vita; secondo quanto riferito, Klimt stesso rimase insoddisfatto anche dopo che sua madre aveva già portato a casa la tela finita e mormorava che ancora non era lei[1]. La storia successiva del ritratto fu una delle più rocambolesche dell’intera produzione di Klimt. Nel 1938 la collezione di Klimt della famiglia Lederer fu confiscata dallo Stato nazista e gran parte venne trasferita a Schloss Immendorf, nella Bassa Austria, dove fu bruciata dalle SS in ritirata nel maggio 1945[2]. Questo ritratto non fu fra i dipinti perduti in quell’incendio: i ritratti di soggetti ebrei erano considerati non meritevoli di confisca per le collezioni statali, perciò rimase alla casa d’aste Dorotheum di Vienna invece di essere portato al castello. Fu restituito nel 1948 al fratello di Elisabeth, Erich Lederer, venduto nel 1983 e nel 1985 e battuto da Sotheby’s a New York il 18 novembre 2025 per 236.4 milioni di dollari[3].


Provenienza
Questo dipinto è sopravvissuto. Fu confiscato dallo stato nazista a Vienna nel 1938, ma scampò all’incendio che distrusse la maggior parte degli altri Klimt della famiglia Lederer allo Schloss Immendorf nel maggio 1945. I ritratti di soggetti ebrei erano infatti considerati indegni di essere confiscati per le collezioni statali e quest’opera rimase alla casa d’aste Dorotheum[3]. Fu restituito a Erich Lederer, fratello di Elisabeth, nel 1948, venduto al mercante Serge Sabarsky nel 1983 e acquistato da Leonard Lauder nel 1985[3]. Sotheby’s lo vendette a New York il 18 novembre 2025 per 236.4 milioni di dollari, il prezzo più alto mai pagato all’asta per un’opera d’arte moderna. Ora si trova in una collezione privata non divulgata[3].
La figlia del più devoto mecenate di Klimt
Serena Lederer fu una delle più importanti mecenati private della carriera di Klimt, energica e tanto vicina all’artista che era un ospite abituale a tavola con la famiglia; lì si lamentava liberamente della mentalità ristretta piccolo-borghese che incontrava altrove[1]. Nel 1899 Klimt aveva già ritratto Serena e rimase vicino alla famiglia per anni; in un’occasione, durante un soggiorno nella loro casa di campagna, realizzò caricature degli ospiti a cena con un teatrino di ombre per i bambini Lederer. Elisabeth crebbe in quell’ambiente di intimità e, quando Klimt la ritrasse, stava dipingendo una giovane donna che conosceva da quando era bambina e lo guardava lavorare ai murali dell’Università di Vienna.
Tre anni, un conflitto reale e un verdetto mai accettato
Il resoconto di Elisabeth sulle sedute descrive un’autentica tensione, non una commissione senza attriti. Klimt lavorò al suo ritratto per tre anni e, secondo il suo ricordo, furono mesi di frustrazione per lui, con matite gettate a terra e discussioni con sua madre Serena su come avrebbe dovuto dipingerla[1]. Disse senza mezzi termini a Serena che avrebbe disegnato la sua ragazza come voleva e avvertì, in linea generale, che un pittore non dovrebbe mai accettare di ritrarre una persona a lui troppo vicina. Anche dopo aver terminato il ritratto e dopo che Serena lo aveva già portato a casa, Klimt andò a vederlo appeso nella casa dei Lederer e disse semplicemente che non era ancora lei: un giudizio che, a quanto pare, non ritrattò mai del tutto.
Il racconto del soggetto ritratto, scritto sotto costrizione
La successiva descrizione di Elisabeth delle sedute, che definì tra le ore più belle e istruttive della sua vita, è conservata in una dichiarazione personale insolitamente dettagliata sulla vita privata e sul carattere di Klimt, una delle testimonianze dirette più complete sull’artista[1]. Quel documento ha un’origine inquietante. Elisabeth lo consegnò non a uno storico, ma alle autorità del Reich che indagavano sulla genealogia razziale, nel tentativo di proteggersi dalla deportazione dopo l’annessione nazista dell’Austria: in quel periodo, alcuni membri della famiglia Lederer perseguivano una linea difensiva basata sull’instaurare un legame più stretto con Klimt. Una fonte che sembra un ricordo intimo fu in realtà scritta mentre la vita di Elisabeth era minacciata direttamente.
Domande comuni
Il Portrait of Elisabeth Lederer esiste ancora?
Sì. A differenza della maggior parte degli altri Klimt della famiglia Lederer, distrutti da un incendio allo Schloss Immendorf nel maggio 1945, questo ritratto rimase a Vienna invece di essere portato al castello e si salvò. Fu restituito alla famiglia Lederer nel 1948; Sotheby's lo vendette a New York il 18 novembre 2025 per 236.4 milioni di dollari[3].
Quanto tempo impiegò Klimt a dipingere questo ritratto?
Secondo il racconto di Elisabeth Lederer, ci vollero tre anni, dal 1914 al 1916. Descrisse il processo come conflittuale; a quanto riferito, Klimt non era soddisfatto del risultato neppure dopo averlo terminato.
Chi era Elisabeth Lederer?
Figlia di Serena e August Lederer, produttore di liquori. Serena fu una delle più importanti committenti private di Klimt e così vicina alla famiglia che lui le impartiva lezioni di disegno ed era un ospite abituale alla loro tavola.
Che cosa mostrava il ritratto?
Secondo una descrizione dell’epoca, Elisabeth appariva eterea e fragile, con grandi occhi scuri, circondata da draghi cinesi che riecheggiavano una statua nell’atrio della casa di campagna dei genitori.
Sono disponibili stampe di Gustav Klimt. Vedi la collezione →
Fonti
Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.
- [1] libro Anne-Marie O'Connor, The Lady in Gold Utilizzata per: questa opera.
- [2] libro Frank Whitford, Klimt Utilizzata per: questa opera.
- [3] Wikipedia Wikipedia contributors, Portrait of Elisabeth Lederer Utilizzata per: questa opera.
Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.
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