
La Place du Théâtre Français
Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles
«La Place du Théâtre Français» mostra la piazza parigina vista dalla finestra di un hotel e fa parte di una serie che Pissarro dipinse lì nel 1898, applicando il metodo già sviluppato per le vedute del Boulevard Montmartre: un punto di osservazione fisso e sopraelevato, visite ripetute alla stessa finestra e tele realizzate in singole sessioni per conservare l’immediatezza del lavoro all’aperto[1]. Nell’ultimo decennio della sua vita, dal 1893 al 1903, Pissarro si dedicò soprattutto a queste serie urbane, producendo alla fine più di trecento vedute di Parigi e Rouen. Diede lo stesso peso al movimento delle folle e delle carrozze e agli edifici che le incorniciavano, diversamente dalle scene di strada parigine dipinte in precedenza da Monet, Caillebotte e Renoir[2]. Vista dall’alto, la piazza si distende piatta sulla tela, su un unico piano, anziché arretrare secondo una prospettiva lineare convenzionale: un metodo compositivo che gli impressionisti avevano assorbito dalle stampe giapponesi. In quello spazio appiattito, Pissarro distribuì pedoni resi con appena due o tre pennellate ciascuno, segni abbastanza precisi da cogliere un’andatura o un gesto particolare, nonostante l’apparente noncuranza[1].


Provenienza
Conservato al Los Angeles County Museum of Art. Altre tele della stessa serie Place du Théâtre Français si trovano all’Hermitage di San Pietroburgo e al Minneapolis Institute of Art.
Da Saint Thomas a Parigi
Il percorso di Pissarro verso la pittura delle piazze parigine ebbe inizio lontano da Parigi. Nacque nel 1830 sull’isola caraibica di Saint Thomas, figlio di un ferramenta che lo mandò a scuola a Passy, in Francia; lì un preside comprensivo incoraggiò per la prima volta il suo talento nel disegno[4]. Rimandato per alcuni anni all’attività commerciale di famiglia, Pissarro continuò a fare schizzi; un incontro fortuito con un pittore itinerante al porto dell’isola lo convinse che poteva fare dell’arte la propria professione. Alla fine il padre lo mandò a studiare a Parigi, dove l’Esposizione universale del 1855 gli fece conoscere Delacroix, Courbet, Daubigny e soprattutto Corot. I suoi paesaggi lo attrassero tanto che Pissarro gli chiese di diventare suo allievo. Corot non accettava formalmente studenti, ma acconsentì a guidare Pissarro: un consiglio che plasmò l’approccio empirico e spontaneo al paesaggio mantenuto da Pissarro per il resto della carriera[4].
Il decano del gruppo
Più anziano di Monet, Degas e Renoir di un decennio, Pissarro fu l’unico impressionista a esporre in tutte le otto mostre indipendenti del gruppo, tra il 1874 e il 1886, e all’interno della cerchia ebbe il ruolo di mentore e arbitro tra i membri più giovani, spesso in disaccordo, più che quello di rivale[2]. A differenza dei colleghi parigini, non si considerò mai un abitante della città: visse invece nella campagna circostante e per gran parte della carriera preferì dipingere contadini e fattorie. Convinto anarchico sociale, sentiva maggiore affinità con i lavoratori rurali che con la folla dei boulevard ritratta in questa tarda serie[2]. Il fatto che le vedute cittadine degli anni 1890 compaiano così tardi nella sua vita e siano dovute soprattutto al peggioramento della vista, più che a un cambiamento tematico a lungo desiderato, segna una netta svolta rispetto ai paesaggi rurali che lo avevano impegnato nei tre decenni precedenti.
Una breve svolta verso il puntinismo
Fra il 1886 e il 1888 Pissarro adottò la tecnica puntinista associata a Georges Seurat e Paul Signac: applicava il colore in piccoli tocchi separati secondo il loro metodo più sistematico e quasi scientifico. Per un periodo condivise con il gruppo neoimpressionista anche le simpatie anarchiche, oltre alla tecnica[3]. Il suo impegno non durò. Nel 1888 scriveva a Signac esprimendo apertamente i propri dubbi e avvertendolo che quell’approccio era pericoloso e rischiava di abbandonare la più ampia tradizione impressionista che riteneva necessario difendere[1]. Poco dopo si distaccò dal metodo e descrisse il risultato come una sensazione di monotonia senza vita, un giudizio che lo riportò alla pennellata più libera e variabile visibile nella successiva serie parigina, compresa questa veduta di Place du Théâtre Français, dipinta un intero decennio dopo la breve parentesi puntinista[1].
Domande comuni
Quando e come fu realizzato questo dipinto?
Pissarro lo dipinse nel 1898, nell’ambito di una serie di vedute di Place du Théâtre Français realizzate dalla finestra di un albergo, seguendo il metodo già usato per la precedente serie di Boulevard Montmartre: tornare più volte allo stesso punto panoramico elevato e completare ogni tela in una singola sessione di lavoro.
Pissarro era un pittore puntinista?
Per poco. Tra il 1886 e il 1888 adottò la tecnica puntinista associata a Seurat e Signac, ma nel giro di un paio d’anni iniziò a dubitarne e la abbandonò, giudicandone monotono l’effetto. Nei successivi scorci di Parigi, compreso questo, usò una pennellata più libera e varia.
Da dove veniva Camille Pissarro?
Nacque nel 1830 sull’isola caraibica di Saint Thomas, figlio di un ferramenta. Da giovane si trasferì a Parigi per studiare pittura e divenne infine il più anziano del nucleo impressionista e l’unico ad aver esposto in tutte e otto le mostre indipendenti.
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Fonti
Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.
- [1] libro Brodskaïa, Nathalia; , Impressionism and Post-Impressionism Utilizzata per: questa opera.
- [2] libro Penelope J.E. Davies, Walter B. Denny, Frima Fox Hofrichter, Joseph Jacobs, Ann S. Roberts, David L. Simon, Janson's History of Art_ The Western Tradition (8th Edition) Utilizzata per: questa opera.
- [3] libro Post-impressionism : cross-currents in European painting Utilizzata per: questa opera.
- [4] libro Nathalia Brodskaya, Impressionism Utilizzata per: questa opera.
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