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Campbell's Soup Cans di Andy Warhol

Campbell's Soup Cans

Museum of Modern Art, New York City

Campbell’s Soup Cans, conservata al Museum of Modern Art di New York, è una serie del 1962 composta da trentadue dipinti di Andy Warhol, uno per ciascun gusto allora venduto dalla Campbell Soup Company. Warhol espose per la prima volta l’intera serie alla Ferus Gallery di Los Angeles nel luglio di quell’anno. La mostra lo rese celebre e, col senno di poi, segnò l’inizio della Pop Art sulla costa occidentale anziché a New York[1]. Ogni tela ripete la stessa lattina, cambiando soltanto il gusto indicato sull’etichetta. In questa fase era dipinta a mano, non realizzata con la serigrafia, con uno stile volutamente piatto e commerciale ispirato alle insegne dei supermercati[3]. L’idea del soggetto, un oggetto riconoscibile da quasi tutti, venne a Warhol da un amico, che gli disse di dipingere qualcosa che quasi chiunque potesse riconoscere[2]. Questa pagina fornisce informazioni sull’opera: Campbell’s Soup Cans è ancora coperta da copyright e qui non è offerta in vendita alcuna riproduzione autorizzata.

Campbell's Soup Cans di Andy Warhol, dettaglio
Dettaglio
Campbell's Soup Cans di Andy Warhol, dettaglio
Dettaglio

Provenienza

La serie è conservata al Museum of Modern Art di New York, che nel 1996 acquistò in blocco tutte e trentadue le tele per 15 milioni di dollari dal mercante Irving Blum, il quale le aveva comprate da Warhol nel 1962 per 1.000 dollari, pagandole in dieci rate mensili[3].

Trentadue gusti, un’unica idea

Alla fine del 1961 Warhol chiese agli amici un soggetto che potesse dare slancio al suo nuovo lavoro, dopo che i dipinti ispirati ai fumetti non avevano interessato un mercante di New York. Muriel Latow, che dirigeva una galleria, gli disse di dipingere qualcosa che tutti riconoscessero, come una lattina di zuppa[2]. Warhol non dipinse una sola lattina: dipinse tutti i trentadue gusti che la Campbell Soup Company vendeva allora, documentando l’intera gamma invece di sceglierne uno preferito[2]. In seguito Warhol raccontò una versione diversa, attribuendo l’idea alla madre, che durante la Depressione ricavava fiori da lattine vuote di pesche e li vendeva porta a porta, anche se la storia delle lattine di zuppa è quella che si ripete più spesso[3]. Entrambi i racconti condividono la stessa logica di fondo: il soggetto doveva essere riconoscibile all’istante e da tutti.

Il debutto alla Ferus Gallery

Warhol spedì i dipinti a Los Angeles e Irving Blum, cofondatore della Ferus Gallery, li dispose su un unico scaffale lungo la parete, come lattine su uno scaffale di supermercato anziché come quadri incorniciati in fila[1]. La mostra aprì il 9 luglio 1962. La reazione fu contrastante e spesso derisoria: una vignetta del Los Angeles Times scherzò sulla terrificante intensità della zuppa di pollo e noodles; un mercante d’arte precolombiana lì vicino espose nella propria vetrina cinquanta vere lattine di zuppa Campbell's, con un cartello che diceva: «Prendete quella vera, solo 29 centesimi a lattina»[1]. Convinto dell’importanza dell’opera, Blum in seguito riacquistò singole tele che i collezionisti, tra cui l’attore Dennis Hopper, avevano già comprato separatamente, affinché l’intera serie di trentadue rimanesse unita. Pagò a Warhol $1,000 per il gruppo completo, in dieci rate mensili[2].

Dipinto a mano, ancora non meccanico

Nonostante il soggetto, gli originali «Soup Cans» del 1962 furono dipinti a mano con grande fatica, non prodotti in serie. Warhol scelse deliberatamente come la latta dovesse catturare la luce, usando la stessa vernice metallica associata a Jackson Pollock, e come dovesse apparire la scritta sull’etichetta, più simile alla mano di un cartellonista che a una stampa industriale[3]. Un critico dell’epoca definì l’effetto quello di un oggetto trovato, realizzato a mano; un altro paragonò le lattine a divinità domestiche, oggetti di casa elevati al rango di icone[3]. Più tardi quello stesso anno Warhol passò alla serigrafia, dapprima per immagini di banconote esposte in un’altra galleria. La tecnica divenne la base di quasi tutta la sua produzione successiva, consentendogli di riprodurre un’immagine centinaia di volte con minime variazioni tra una stampa e l’altra[3].

Domande comuni

  • Dove espose per la prima volta Andy Warhol Campbell's Soup Cans?

    Alla Ferus Gallery di Los Angeles, all’inaugurazione del 9 luglio 1962, quando il mercante Irving Blum dispose tutte e trentadue le tele su un unico ripiano, come lattine sugli scaffali di un supermercato.

  • Perché Warhol dipinse trentadue barattoli di zuppa invece di uno solo?

    Trentadue era il numero di gusti venduti all’epoca dalla Campbell Soup Company. Warhol dipinse l’intera gamma anziché una singola lattina, documentando la linea completa.

  • I «Soup Cans» originali furono realizzati con la serigrafia?

    No. I dipinti del 1962 furono realizzati a mano, con Warhol che sceglieva deliberatamente la lucentezza metallica della lattina e la grafia dell’etichetta. Adottò la serigrafia più tardi nello stesso anno e la utilizzò per quasi tutte le opere successive.

  • Quanto vale Campbell’s Soup Cans?

    Il Museum of Modern Art acquistò da Irving Blum l’intera serie di trentadue tele nel 1996 per 15 milioni di dollari. Nel 1962 Blum aveva pagato a Warhol 1.000 dollari per lo stesso gruppo.

Fonti

Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.

  1. [1] libro Alastair Sooke, Pop Art Utilizzata per: questa opera.
  2. [2] libro Sooke, Alistair, Pop Art Una storia a colori Utilizzata per: questa opera.
  3. [3] libro Blake Gopnik, Warhol : [a life as art] Utilizzata per: questa opera.
  4. [4] libro Susie Hodge, Artists and Their Pets Utilizzata per: questa opera.
  5. [5] libro Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Museum exhibition catalogue Utilizzata per: questa opera.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

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