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Flaying of Marsyas di Agnolo Bronzino

Flaying of Marsyas

Hermitage Museum, Saint Petersburg

Flaying of Marsyas trae il soggetto da una storia delle Metamorphoses di Ovid, ripresa più volte dai pittori rinascimentali e manieristi: il satiro Marsyas, dopo aver sfidato Apollo a una gara musicale con un flauto che aveva trovato, fu sconfitto dalla lira di Apollo e punito per la sua presunzione con lo scuoiamento da vivo[1]. Ovid descrive la morte senza attenuazioni, fino ai nervi e alle vene esposti e al movimento visibile dei polmoni di Marsyas mentre moriva[1]. Nel sedicesimo secolo, i pittori considerarono questa storia una licenza per rappresentare la sofferenza fisica con insolitamente crudo realismo. Il dipinto è attribuito ad Agnolo di Cosimo, detto Bronzino, manierista fiorentino che dal 1539 trascorse quasi tutta la carriera come pittore di corte del Duke Cosimo de’ Medici[2]. Bronzino si formò con Pontormo e si affermò soprattutto come ritrattista, con uno stile nitido e controllato ispirato al Michelangelo maturo: figure allungate, colori freddi e una distanza emotiva deliberata, che facevano apparire composto anziché caotico anche un soggetto violento[2]. Titian dipinse la stessa storia di Marsyas separatamente, molto più tardi nella propria carriera e con una documentazione ben più ampia; al di là della fonte ovidiana, i due quadri non hanno autori né circostanze in comune[3]. Si conosce poco sulla data di questa composizione, sul suo committente o sul modo in cui entrò nella collezione oggi conservata all’Hermitage.

Flaying of Marsyas di Agnolo Bronzino, dettaglio
Dettaglio
Flaying of Marsyas di Agnolo Bronzino, dettaglio
Dettaglio

Provenienza

Il dipinto è conservato all’Hermitage Museum di San Pietroburgo. Non sono registrate né la data di acquisizione, né la proprietà precedente, né la storia espositiva.

La storia: una gara, uno strumento maledetto, una punizione

Nel racconto di Ovid, il satiro Marsyas trovò una serie di canne che la dea Minerva aveva gettato via dopo aver visto come suonarle le deformasse il volto. Incantato dal suono, sfidò Apollo a una gara, convenendo che il vincitore avrebbe potuto fare del perdente ciò che voleva[1]. Apollo, che suonava la lira, fu giudicato vincitore e usò la vittoria per scuoiare vivo Marsyas. Il racconto di Ovid non attenua l’esito: Marsyas implora pietà e il poema descrive la pelle strappata finché tutto il corpo non appare come un’unica ferita, con nervi e vene visibili e organi e polmoni chiaramente distinguibili mentre si muovono[1]. Il fascino della storia per i pittori dell’epoca risiedeva proprio in questa crudezza. Mentre la maggior parte dei soggetti mitologici offriva un momento di trasformazione o desiderio, Marsyas rappresentava una sofferenza fisica brutale con una chiara cornice morale già pronta: l’orgoglio punito da un dio, una lezione che l’epoca trovava facile leggere come allegoria della sottomissione del corpo alla ragione.

Bronzino alla corte dei Medici

Bronzino, nato Agnolo di Cosimo, si formò come allievo e figlio adottivo del pittore manierista Pontormo, la cui influenza è visibile nelle sue prime opere, benché il suo stile diventasse più distaccato e meno inquieto di quello del maestro[2]. Dal 1539, quando aveva trent’anni, entrò al servizio del duca Cosimo de' Medici e rimase il principale pittore di Firenze per gran parte della carriera, realizzando ritratti della famiglia Medici e della corte che divennero un modello per la ritrattistica aristocratica in tutta Europa nel secolo successivo[2]. Le sue figure sono generalmente composte e distanti: proporzioni allungate, pelle liscia dai toni d’alabastro e colori simili a gemme, trattati con pieno controllo. È uno stile basato sull’esempio delle opere tarde di Michelangelo anziché sull’osservazione ravvicinata della natura[2]. I dipinti religiosi e mitologici di Bronzino condividono questa stessa riserva: persino una scena di violenza estrema è presentata con una calma formale che tiene lo spettatore a una certa distanza dall’orrore del soggetto[2].

Un soggetto condiviso con Titian, non un dipinto condiviso

Il Flaying of Marsyas fu dipinto da più di un grande artista del sedicesimo secolo; la versione meglio documentata è un’opera tarda di Titian, generalmente datata intorno al 1570 e oggi conservata a Kroměříž, registrata per la prima volta nell’inventario del 1655 della collezione del conte di Arundel[3]. Il dipinto di Titian è una composizione distinta, realizzata decenni dopo l’attività di Bronzino alla corte dei Medici; la sua provenienza dettagliata e l’ampio dibattito accademico sulla sua iconografia riguardano soltanto quell’opera, non questa[3]. Le due opere condividono solo la fonte e l’interesse dell’epoca per il soggetto: una storia che permetteva ai pittori di coniugare rispettabilità mitologica e rappresentazione di un corpo smembrato, mettendole a confronto con le convenzioni più sobrie del ritratto di corte e della pittura di pale d’altare, che altrimenti dominavano le commissioni del tempo.

Domande comuni

  • Chi dipinse «Flaying of Marsyas» all’Hermitage?

    Il dipinto è attribuito ad Agnolo di Cosimo, detto Bronzino, pittore manierista fiorentino e pittore di corte del duca Cosimo de' Medici dal 1539 fino alla morte, nel 1572[2].

  • Quale storia raffigura Flaying of Marsyas?

    Raffigura l’epilogo di una gara musicale tratta dalle Metamorphoses di Ovid: il satiro Marsyas sfidò Apollo e perse; Apollo punì la sua presunzione scorticandolo vivo[1].

  • È lo stesso dipinto di Flaying of Marsyas di Titian?

    No. Titian dipinse un’altra versione successiva dello stesso soggetto, generalmente datata intorno al 1570 e oggi conservata a Kroměříž, con una provenienza distinta e una propria storia critica[3]. Le due opere condividono soltanto la storia d’origine.

  • In quale stile è dipinto Flaying of Marsyas di Bronzino?

    Bronzino lavorava nello stile manierista associato al Michelangelo maturo: figure controllate e allungate, colori freddi e composti. Anche i soggetti violenti acquistano così una qualità formale e riservata anziché una drammaticità cruda[2].

Fonti

Il testo si basa sui riferimenti seguenti, verificati confrontandoli con la documentazione del museo e dell'immagine di pubblico dominio di quest'opera.

  1. [1] libro Mark Hudson, Titian Utilizzata per: questa opera.
  2. [2] libro Susie Hodge, Art Utilizzata per: questa opera.
  3. [3] libro Cole, Bruce, Titian and Venetian painting _ 1450-1590 Utilizzata per: questa opera.

Contenuti curati sotto la supervisione di Solis Prints. Fonti verificate il 18 ottobre 2026. Fai clic su una fonte per i dettagli, oppure passa il cursore su [N] nella pagina qui sopra per un’anteprima.

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